Giuseppe Marzolo

“Peppe” non perdeva mai il sorriso. Parlava poco per via della balbuzie ma la prendeva con filosofia. L’energia preferiva metterla tutta nel lavoro. Chi lo conosceva bene racconta che era capace di tirare anche per 20 ore di fila. Aveva 33 anni e sempre qualcosa da fare. Lavorava il campo vicino a casa, spesso dava una mano all’amico Fabio De Felice col suo oppure faceva il manovale nei cantieri edili. Giuseppe Marzolo se lo ricordano tutti con affetto a Onna e nei paesini vicini: “Faceva tutto per tutti – racconta un’amica – a me ha regalato il suo motorino per andare a lavorare, non ha voluto un soldo. Mi ha chiesto solo una crostata”. Diceva che prima o poi sarebbe partito, voleva andare in Francia, dove vivono alcuni suoi parenti. Invece dopo la morte del padre prese a occuparsi della mamma Giuseppina, che abitava con lui assieme al fratello, la cognata e il nipote. Loro si sono salvati perché una parte della casa in via degli Oppieti ha retto alla scossa. “Peppe” è morto poco dopo essere stato estratto dalle macerie.